Guida di Hammamet
Dar Sebastian ad Hammamet: storia della villa

Dar Sebastian non è soltanto una bella villa affacciata sul golfo di Hammamet. È la casa con cui un romeno cosmopolita, una ricca ereditiera americana e un costruttore siciliano trasformarono un tratto di costa tunisina in uno dei luoghi d'incontro più singolari del Mediterraneo fra le due guerre. Oggi la villa e il suo parco ospitano il Centro culturale internazionale di Hammamet.
Chi era George Sebastian
George Sebastian si chiamava in realtà Karl Gheorghe Sebastian. Nato a Bacău, in Romania, nel 1896, parlava più lingue e frequentava gli ambienti mondani e artistici europei. Non era l'architetto celebre o il direttore d'orchestra che alcune versioni della sua storia hanno finito per descrivere: fu soprattutto un uomo colto, ben introdotto e dotato di un gusto molto personale.
Visitò Hammamet per la prima volta nel 1925 e rimase conquistato dalla baia. Poco dopo acquistò un vasto terreno sul mare. Nel 1929 sposò Flora Elizabeth Stifel Witmer, ereditiera americana: la disponibilità economica della moglie rese possibile la costruzione della casa e lo stile di vita che vi si sarebbe svolto.
Vincenzo Dicara, il costruttore siciliano
Il progetto nacque dalle idee di Sebastian, ma la villa prese materialmente forma grazie a Vincenzo Dicara, costruttore originario della Sicilia. È una presenza importante perché ricorda quanto fossero fitti, all'epoca, i rapporti tra la Tunisia e le comunità italiane stabilite nel paese.
Le fonti non concordano su una singola data di costruzione. Il 1927 viene spesso indicato come anno di nascita della villa, mentre altre ricostruzioni collocano i lavori fra il 1927 e il 1930 e suggeriscono che l'edificio sia cresciuto per fasi. La casa era inizialmente chiamata Dar el Kbira, “la grande casa”; in seguito è diventata nota come Dar Sebastian o Villa Sebastian.
Una casa tunisina e modernissima
Sebastian e Dicara guardarono alle moschee, ai marabutti e alle abitazioni della regione, ma non ne fecero una copia. Volumi bassi e bianchi, patii, arcate, terrazze, grigliati e aperture verso il giardino furono ricomposti con un gusto moderno vicino all'Art déco. Il bianco delle pareti e il nero di alcuni pavimenti e arredi davano agli interni un carattere essenziale, quasi teatrale.
La casa fu pensata insieme al clima e al paesaggio. Una loggia si apre verso la baia, gli ambienti comunicano con i cortili e una piccola stanza sul tetto era destinata alla colazione e alla lettura. Fra gli elementi più ricordati ci sono la piscina circondata dalle arcate e una vasca di marmo incassata nel pavimento, che sarebbe stata ispirata a un antico battistero conservato al Museo del Bardo.
Agli interni contribuirono anche figure del design internazionale. Le fonti attribuiscono alcuni mobili a Jean-Michel Frank ed Eyre de Lanux e ricordano pannelli dipinti dall'artista americano Porter Woodruff. Dar Sebastian era dunque tunisina per luce, materiali e forme, ma apparteneva anche alla cultura europea del suo tempo.
Gli ospiti illustri di Dar Sebastian
Negli anni Trenta la villa divenne un salotto internazionale. Fra gli ospiti e i visitatori più spesso ricordati compaiono Jean Cocteau, Somerset Maugham, Cecil Beaton, Greta Garbo e la stilista Elsa Schiaparelli. Nel 1932 vi soggiornarono anche Wallis Simpson e il suo primo marito Ernest Simpson. Non tutte le liste pubblicate nel tempo sono ugualmente documentate, ma la varietà dei nomi restituisce bene l'ambiente che si era creato attorno alla casa.
Anche la cucina partecipava alla rappresentazione. Per un periodo i Sebastian ebbero come cuoco François Rysavy, che molti anni dopo avrebbe lavorato alla Casa Bianca durante la presidenza Eisenhower. Nel 1935 la rivista americana Vogue dedicò invece attenzione a Sadok, un altro cuoco della villa. Sono dettagli che fanno capire come Dar Sebastian non fosse soltanto un edificio da ammirare, ma una casa vissuta, organizzata per ricevere.
Si racconta che Frank Lloyd Wright l'abbia definita la casa più bella che conoscesse. L'apprezzamento di Wright e di Le Corbusier viene ripetuto da numerose fonti, ma la celebre frase va considerata un'attribuzione tramandata, non una citazione certa. La fortuna della villa ha prodotto altri racconti difficili da separare dalla leggenda.
La guerra e il ritorno a Hammamet
George e Flora lasciarono la Tunisia nel 1939 e si trasferirono in California. Durante la campagna d'Africa la villa fu requisita dalle forze tedesche; secondo diverse ricostruzioni, il generale Erwin Rommel vi trascorse alcune notti. L'idea che ne avesse fatto stabilmente il proprio quartier generale è invece meno sicura e non va confusa con il fatto documentato della requisizione.
Sebastian tornò ad Hammamet nel 1946. Negli anni successivi la sua vita cambiò, ma il legame con la casa rimase profondo. Intorno al 1962 la proprietà passò allo Stato tunisino e Sebastian collaborò come consigliere ad alcuni interventi di conservazione. Morì a Washington nel 1974; secondo le sue volontà, le ceneri furono disperse a Dar Sebastian.
Dal salotto privato al centro culturale
La trasformazione in Centro culturale internazionale ha impedito che la villa restasse soltanto il monumento a una stagione mondana. Nel parco si trova il teatro all'aperto legato al Festival internazionale di Hammamet, nato nel 1964 e diventato uno dei principali appuntamenti culturali della città.
Esposizioni, incontri, residenze e spettacoli mantengono vivo il carattere del luogo. Dar Sebastian conserva così una continuità insolita: da casa privata costruita per accogliere artisti e viaggiatori a spazio pubblico dedicato alla cultura contemporanea.
Come preparare la visita
La villa si trova fuori dalla medina, lungo Avenue des Nations Unies. Conviene dedicarle una visita specifica e non considerarla una semplice tappa della passeggiata nel centro storico. Gli orari, i biglietti e le eventuali limitazioni legate agli spettacoli possono cambiare: è opportuno consultarli sul sito del Centro culturale internazionale.
La visita si integra bene con un itinerario dedicato alla cultura di Hammamet e offre un contrappunto alla medina di Hammamet. La medina racconta la città raccolta dentro le mura; Dar Sebastian mostra invece il momento in cui Hammamet cominciò ad attirare una comunità internazionale senza perdere il rapporto con il proprio paesaggio.
Fonti e cautele
La biografia di Sebastian e la storia della villa sono state ricostruite attraverso testimonianze, riviste d'epoca e ricerche successive. Date, elenchi degli ospiti e alcuni celebri aneddoti non coincidono sempre. Per approfondire si possono consultare la ricerca pubblicata da The Aesthete's Lament e la scheda di Discover Interesting Places, mantenendo distinta la documentazione storica dai racconti attribuiti alla tradizione della villa.